Autocertificazione stress lavoro correlato: 30 Giugno 2012 scade il termine

by Federico Bessone 27. September 2011 10:16
Sino al 30 Giugno 2012 sarà possibile, per le sole imprese che impiegano meno di dieci dipendenti, procedere alla autocertificazione del suddetto rischio stress: in tal caso è opportuno ricordare che l'autocertificazione non permette di eludere la valutazione stessa.

Sappiamo da tempo che la vigente normativa sulla Sicurezza del Lavoro (art. 28 comma 1 del D.Lgs. 9 Aprile 2008, n. 81) - 81/08 - obbliga, o dovrebbe obbligare, i datori di lavoro a valutare i rischi da stress lavoro correlato.
Sino al 30 Giugno 2012 sarà possibile, per le sole imprese che impiegano meno di dieci dipendenti, procedere alla autocertificazione del suddetto rischio stress: in tal caso è opportuno ricordare che l'autocertificazione non permette di eludere la valutazione stessa.

Con l'autocertificazione viene concessa la possibilità, al posto di regidere il DVR nella sua completezza, di regidere un documento sintetico nel quale vengano comunque indicati i rischi individuati insieme ai metodi e parametri impiegati per rilevarli e le misure scelte per limitarli o eliminarli:  va da sè che in caso di controllo dovranno essere esibiti i documenti e le procedure relative.

Vengono comunque escluse le aziende che, seppur con meno di 10 dipendenti, svolgano attività soggetti a rischi particolari, cfr 81/08 punto a) "aziende di cui all'articolo 31, comma 6,lettere a), b), c), d), f) e g)" nonchè al punto successivo "aziende in cui svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni e connessi all'esposizione ad amianto".

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Normativa 81/08 | stress | stress lavoro correlato

I compleanni buoni

by Federico Bessone 9. June 2011 11:40

Uso questo spazio simil lavorativo e faccio gli auguri a tutti gli amici, i colleghi ed i conoscenti, cogliendo come occasione la data del mio 35esimo compleanno.

Perchè questo traguardo, questo essere arrivato fin qui, lo devo molto più alla genetica e a voi, che non a me stesso.

Voglio quindi ringraziarvi tutti, si, per gli auguri (ma dovete ringraziare FB per esservene ricordati !), ma molto di più per esserci stati in occasioni e tempi diversi della mia vita, personale e lavorativa: perchè il mondo del lavoro è cambiato, la società è cambiata e anche se sono giovane :) me ne rendo conto intimamente. Il confine tra questi due mondi non esiste quasi più, e oggi più di ieri, è necessario un grande equilibrio per non cadere di sotto e se sono ancora in piedi lo devo soprattutto a voi.

Voglio ringraziarvi, anche se in realtà un lieve senso di oppressione fatto di voci lontane mi assale: in questo festeggiamento, lo condivido con voi.

Auguri.

Voci lontane
che attraversano l'aria e il pulviscolo di queste città. Aria calda, malsana.

 

Deleteria come le visioni oscuranti sguardi che andrebbero altrimenti lontani.
Siamo chiusi, soffocati, nelle scatole di matrioske di questa società. Sono chiuso nella scatola del mio ufficio, parlo attraverso la scatola nera del mio portatile che apre un passaggio tra i miei pensieri e voi. Stringo gli occhi per poterci entrare anche fisicamente, in questo stretto passaggio, perchè sento una corrente di vento fresco.
Il mio ufficio è chiuso in una scatola più grande, gestita da persone che posseggono scatole di uffici più grandi. Usiamo scatole con le ruote per spostarci più velocemente tra una scatola e l'altra.

I miei amici, i miei colleghi: anch'essi scatole, come me, a volte vuote. Rimbombano nelle loro casse toraciche desideri effimeri ed inutili: si aggrediscono tra loro come animali dal cuore spento. Ragioniamo solo con l'istinto, tra la compiacenza e il sadismo. Tutto per altre scatole piene del loro sentimento di successo, di rivincita, di affermazione, di possesso, di capacità di acquisto, che gonfiano ideali da perdenti.

Oggi mi assale nuovamente questo senso di lieve oppressione, perchè sono una scatola in mezzo a tante. Per questo accendo questo cammino verso di voi, perchè so che è un viaggio che mi porterà a concludere che all'interno di questo dedalo di palallelepipedi sporchi di smog e indifferenza, ci sono persone e animi buoni, che cercano luce.

Un augurio per trovarla, questa luce.

 

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Stress lavoro correlato e il rischio ... Pubblico Ministero

by Federico Bessone 29. March 2011 10:03
Stress lavoro correlato: il PM torinese Guariniello iscrive nel registro degli indagati sette aziende che non avrebbero rispettato in modo corretto l'articolo 29 del Testo Unico, fornendo documenti non attendibili in relazione ai disagi denunciati dai lavoratori

Quando si parla di stress lavoro correlato, il rischio cui ci si riferisce è quello sociale-aziendale: il malessere psico-fisico delle risorse umane (dal dirigente in giù), i conflitti non rilevati e non gestiti, gli strumenti o le procedure di lavoro non adatte al contesto ... tutti fattori che oltre a condurre a situazioni limite (elevato turnover, numerose assenze sul posto di lavoro fino a mobbing e burnout) comporta difficoltà ed inefficienze quotidiane all'interno delle organizzazioni.

Nessuno parla mai seriamente delle conseguenze previste per chi non conduce questo tipo di analisi, seppure sia evidente come la valutazione dello stress lavoro correlato sia un un obbligo di legge non delegabile del datore di lavoro, entrato in vigore il 31/12/2010.

Un pò per il fatto che l'adempimento è divenuto obbligatorio da poco (si fa per dire), un pò perchè ci si crede tutti un pò psicologi esperti nella gestione delle risorse umane, un pò perchè si vuol credere che il periodo di crisi delle aziende renda forse un pò più tollerante il controllo da parte delle istituzioni, è abbastanza comune, per la mia esperienza personale, che i datori di lavoro non credano davvero possibile che possano venir puniti per non aver valutato il rischio stress lavoro correlato.

A sgombrare il campo da dubbi ci sta pensando il pubblico ministero torinese Raffaele Guariniello che ha iscritto nel registro degli indagati sette aziende che non avrebbero rispettato in modo corretto l'articolo 29 del Testo Unico, fornendo documenti non attendibili in relazione ai disagi denunciati dai lavoratori.

La vera notizia, per quanto mi riguarda, non è soltanto l'indagine di per sè. E' un'insieme di fattori che riassumo qui di seguito:

1) Le aziende sono indagate NON per non aver valutato il rischio stress lavoro correlato, ma per averlo valutato male: questo significa un'esame di merito della valutazione (quindi modalità di conduzione e modello scientifico) e della documentazione finale (analisi del rischio e piano di miglioramento). Questo dovrebbe far riflettere chi vorrebbe valutare il rischio in questione con i "modelli di autocompilazione" o chi pensa di poter seguire un corso da 40 €, come se ne trovano in rete, e risolversi così il problema

2) La procura ha inviato, per l'accertamento, un gruppo di psicologi: strano, leggendo la normativa non si trova un riferimento allo psicologo. Volendo essere coerenti con la legislazione, avrebbero potuto mandar un plotone di medici competenti. Questo anche dovrebbe far riflettere adeguatamente il datore di lavoro sulle professionalità più adatte per questo tipo di valutazione :)

Dopo il rischio stress lavoro correlato, ora sappiamo che esiste davvero anche il rischio Pubblico Ministero per mancata valutazione !

Per finire: il link all'articolo originale sul sito dell'INAIL.

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Normativa 81/08 | stress | stress lavoro correlato

Stress lavoro correlato tra obbligo e opportunità

by Federico Bessone 17. February 2011 14:07
L'obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato come opportunità per aziende e psicologi del lavoro

Come saprete, dal primo gennaio 2011 sono decorsi i termini legislativi relativi alla valutazione da rischio stress lavoro-correlato: tutte le aziende dovranno quindi integrare il loro DVR con la relativa analisi.

stress lavoro correlato come opportunitàA prescindere da ciò che penso personalmente della modalità di ricezione italiana rispetto all'accordo europeo del 2004 (compresi alcuni pensieri riguardanti la diatriba sul riconoscimento degli psicologi e medici come figure chiave all'interno del processo di valutazione), sono andato a rileggere l'obiettivo originario dell'accordo: esso ha lo scopo di "migliorare la consapevolezza e la comprensione dello stress da lavoro da parte dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei loro rappresentanti, attirando la loro attenzione sui sintomi che possono indicare l’insorgenza dei problemi di stress da lavoro".

Il processo verso il raggiungimento dell'obiettivo è indubbiamente partito e, indipendentemente da quanti anni saranno richiesti perchè il tessuto imprenditoriale italiano assimili davvero le conseguenze e le ragioni che hanno partorito la decisione, possiamo dire che una partita è stata aperta e i giocatori hanno iniziato a partecipare.

Ora che siamo costretti a parlarne, siamo di fronte ad una serie di interessanti opportunità: vorrei però soffermarmi su due di cui non si parla molto spesso.

Da un lato, l'opportunità per le aziende di avere un mercato in fermento che crea nuove offerte commerciali e metodologiche nell'ambito dei servizi per le risorse umane: le aziende, anche quelle piccole, potranno avere molta più capacità di scelta e, alcune sicuramente per la prima volta, opteranno per un servizio di analisi del proprio organismo aziendale ad un prezzo finalmente accessibile, impensabile fino a poco tempo fa.

Dall'altro, l'opportunità per gli psicologi di ripresentare la propria figura alle imprese italiane, anche quelle medio-piccole. Nelle aziende che conosco, appena si nomina lo "psicologo del lavoro", di solito è l'inizio di giudizi tra l'ironico e il basito, comunque uniti sull'inutilità di tale figura. E' forse l'occasione di parlare di costi (che poi è la ragione madre dell'accordo europeo) e di efficienza: quanto costa un lavoratore stressato ? e un lavoratore demotivato ? quant'è il ROI di un intervento sulle risorse umane? E' stato campionato ? Lo si può indicare e dimostrare ? C'è stata la valutazione della ricaduta sul lavoro e dei relativi indicatori economici o produttivi ? E' stato chiaramente mostrato all'azienda un semplice schema ?

E' forse anche l'occasione di chiedersi come gli psicologi si presentano alle imprese e che cosa propongono e se tutto questo possa essere migliorato: a nessuna persona piace andare dallo psicologo (poco importa se "del lavoro") e men che meno dirlo agli altri. Non può essere diverso per le imprese, che di persone sono fatte, soprattutto quando sono le imprese che non capisco, forse perchè non gli è stato spiegato, cosa può fare uno psicologo del lavoro.

Forse, alcuni psicologi potrebbero diminuire il lamento verso un'ordine che non li rappresenta abbastanza o abbastanza bene, limitare il ricondurre tutto ai soliti "4 psico-nonni massonici" asserragliati contro i giovani e pensare a come concretizzare le loro competenze in servizi misurabili, prezzabili e vendibili senza che questo venga considerato dagli addetti ai lavori un mero mercimonio.

Stress lavoro correlato e benessere delle risorse ... bovine ?

by Federico Bessone 14. February 2011 15:43
Valutazione rischio stress lavoro correlato ... applicato alle risorse bovine. Ovvero, come la gestione del benessere sul luogo di lavoro porta molto .... più latte ! :)

 

Gestione delle risorse bovine ? No, non mi sto riferendo a quei grandi open-space traboccanti frenesia e telefonica operosità: se mi stessi riferendo a call-center (non me ne vogliano), al massimo si tratterebbe di risorse .. ovicole ... con le loro anonime postazioni, le luci al neon e l'incessante chiocciare di sottofondo.

Qui si parla di benessere sul lavoro, stress lavoro correlato, valutazione dei rischi, efficienza: quindi ... gestione delle risorse produttive lungimirante, un buon piano della sicurezza sul lavoro, verifica della ricaduta sul lavoro della relativa gestione e così via.

Quanti di voi possono vantare un responsabile delle risorse umane che presenta tutte queste caratteristiche ?

Beh, Ercolina, Matilda e Carlotta (i nomi sono di fantasia per rispetto della privacy) pare possano: è infatti la promessa del team di Agricow che sanno, cito testualmente, "... come rendere felici le tue vacche".

Il piano è chiaro: se vuoi avere vacche più produttive "allora rendile più felici. Agricow da 15 anni si occupa del benessere delle mucche. Perché le mucche più sane e pulite sono anche le più produttive".

Che dire ? Sono commosso. Sono quasi tentato di contattarli, di chiedere un elenco di clienti e rintracciare il più vicino a casa mia e nutrirmi, da domani, solo da latte proveniente da un allevamento che adotta il loro sistema. Non dovrebbe essere difficile ... in Italia hanno 300.000 installazioni !!

 

Ora mi chiedo: ci sarà mica un adempimento sulla valutazione del rischio stress lavoro correlato ovino ? Oppure è una scommessa che, in assenza di obblighi di legge, è riuscita a portarsi a casa trecentomila installazioni ??

E noi, risorse umane dotate di ironia sconosciuta al mondo animale, come siamo messi ?

 

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Benessere | stress lavoro correlato

Tasse, pensioni e prove antistress Il lavoro cambia

by Redazione 3. January 2011 09:36
l’Italia nel 2011 fa diventare legge le norme per misurare e combattere lo stress in azienda.

Il 2011 porta molte novità per le aziende, e ovviamente anche per le persone nei loro rapporti con le imprese stesse (in quanto consumatori o fruitori di servizi oppure lavoratori). Adeguandosi con due anni di ritardo - come al solito - alle richieste europee, anche l’Italia nel 2011 fa diventare legge le norme per misurare e combattere lo stress in azienda. Tutti gli uffici e le fabbriche dovranno mettersi in regola entro l’estate, e c’è chi ha già cominciato a mobilitare psicologi, sociologi eccetera. In Italia gli stressati dal lavoro sono calcolati in circa 4 milioni. Le procedure per valutare la situazione in ogni azienda sono definite dall’Agenzia europea per la salute e recepite in Italia dalla Commissione consultiva per la salute e la sicurezza sul lavoro. In pratica si usano schede di valutazione e sopralluoghi da parte di tecnici per verificare le condizioni di stress secondo parametri prefissati: per esempio ripetitività dei compiti, possibilità di carriera eccetera. Staremo a vedere che cosa ne verrà fuori.

Leggi l'articolo sul quotidiano La Stampa

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Normativa 81/08 | stress lavoro correlato

Stress: l'83% italiani sotto pressione

by Redazione 1. January 2011 11:32
Manageritalia denuncia che l'83% degli italiani è stressato dal lavoro

L'83% degli italiani e' stressato dal lavoro. Lo denuncia un rapporto di Manageritalia, riportato dall'agenzia Ansa, a pochi giorni dall'entrata in vigore del cosiddetto ''stressometro'' che obbliga le imprese a misurare lo stress dei dipendenti. E i manager - secondo la ricerca - si candidano a svolgere un ruolo chiave nel rendere piu' favorevoli le condizioni di lavoro, la produttivita' e la conciliazione tra lavoro e vita personale. Dalla ricerca emerge, in particolare, che si sente stressato molto il 7%, abbastanza il 23% e un po' il 53%. Solo il 17% dichiara di non sentirsi sotto pressione. Sono le donne a sentirsi piu' stressate, l' 89%, rispetto agli uomini, il 77%; piu' i giovani che i lavoratori anziani: l'87% della fascia di eta' tra i 24 e 44 anni rispetto al 74% degli over 55. Manageritalia ricorda che in Italia le vittime dello stress da lavoro correlato in Italia riguarda sono 4,58 milioni, ma ben 10 milioni di lavoratori (il 43% del totale) percepiscono lo stress sul posto di lavoro come un fattore di rischio per la salute. Piu' a rischio sono i lavoratori tra i 35 e i 44 anni, soprattutto le donne e i precari. ''Contrastare lo stress sul posto di lavoro - dice Lorenzo Guerriero presidente di Manageritalia - permette anche di ridurre i costi in azienda, perche' spesso questo si traduce in bassa produttivita', ore di lavoro perse e aumento delle assenze per malattia. E, fattore non secondario, permette di migliorare la salute dei cittadini e ridurre i costi sociali. E' indubbio che i cambiamenti avvenuti nell'organizzazione del lavoro portino a nuovi tipi di rischi e richiedano nuove soluzioni. Pensiamo a come il maggior utilizzo del computer e del telefono e la staticita' alla scrivania incidano per alcuni lavori e come la forte mobilita' territoriale, anche all'estero, l'utilizzo di cellulari per altri diano vita a nuove e crescenti patologie (come alla vista o alla schiena) e all'aumento di certi infortuni. Per migliorare tutto questo ottemperando quanto prevede la legge, ma soprattutto per andare oltre, i manager hanno un ruolo chiave''.

 

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Normativa 81/08 | stress lavoro correlato

In azienda debutta la bussola per misurare lo stress

by Redazione 27. December 2010 11:16
Entra in vigore dal primo gennaio 2011 l'obbligo di valutare lo stress lavoro correlato

Conto alla rovescia per l'entrata in vigore dell'obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato. Entro la fine dell'anno i datori devono avviare il meccanismo di valutazione dei fattori di rischio. Valutazione che sarà obbligatoria dal 1° gennaio. Lo stress lavorativo è divenuto, nel tempo, una delle più significative criticità sul posto di lavoro e ha come conseguenza un pesante rischio per la salute, fisica e mentale, dei lavoratori. In Europa un quarto dei lavoratori ne sono coinvolti con la conseguente perdita di giornate lavorative. Il fenomeno è in espansione e aumenta il numero dei lavoratori che ne soffrono.

Pare quindi opportuno, nell'avvicinarsi della prossima scadenza, del 31 dicembre 2010 delinearne un quadro che al di là di facili allarmismi tocchi i punti fondanti del problema che le imprese si trovano ad affrontare. Lo stress, che non deve essere considerato come una malattia, consiste nell'esposizione prolungata a un rischio atto a diminuire l'efficienza sul lavoro e a determinare uno stato di salute precario. Quando si ha squilibrio tra quanto richiesto come prestazione e le risorse a disposizione per la effettività della stessa, si ha stress. Può colpire il singolo lavoratore ma anche l'azienda. Sotto il profilo normativo va fatto riferimento al Dlgs 81 del 2008, che, all'articolo 28 stabilisce che il datore di lavoro, nell'ambito della valutazione dei rischi debba considerare anche quelli collegati allo "stress da lavoro correlato", che risulta rilevante in molte attività e in particolare in quella degli uffici.

Leggi tutto l'articolo sul quotidiano Il Sole 24 Ore

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Normativa 81/08 | stress lavoro correlato

Buon Natale e arrivederci nel 2011: meno stress per tutti!

by Redazione 23. December 2010 10:27

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Guerra allo stress da lavoro L'obbligo di controllo scatta da gennaio

by Redazione 20. December 2010 09:57
L'ansa comunica che dal primo gennaio 2011 scatta l'obbligo per le aziende di valutare lo stress lavoro correlato

Guerra allo stress da lavoro. Dal primo gennaio - fa sapere l'agenzia Ansa - scatta l'obbligo per le aziende e gli uffici di valutare non solo i fattori di rischio tradizionali legati, per esempio, all'uso di sostanze pericolose o a particolari macchinari, ma anche l'orario, i turni, la ripetitività delle azioni quotidiane, i carichi, i ritmi di lavoro, l'incertezza delle prestazioni richieste. E ancora: i percorsi di carriera e persino le lamentele del personale o i rapporti conflittuali tra i colleghi. La qualità riguarda i prodotti, i processi di produzione: ora pure la vita negli uffici e nelle fabbriche. Perché nei luoghi di lavoro le persone passano buona parte della loro giornata. Lì costruiscono i propri progetti e ambizioni professionali. Il lavoro non è solo il mezzo per sostenersi.

Il lavoro è fonte di realizzazione e dunque anche di stress. Lo sappiamo tutti dai ''Tempi moderni'' di Charlie Chaplin. I più stressati? Di certo gli infermieri, gli addetti ai call center o agli uffici reclami, gli autotrasportatori. E, a sorpresa, anche molti lavoratori del pubblico impiego, dove il blocco delle assunzioni aumenta i carichi di lavoro e il ricorso allo straordinario. Talvolta senza gratificazioni. Quindi anche nuove figure professionali che si aggiungono ai 'vecchi' operai della fabbrica. Nel 2004 il cosiddetto 'stress da lavoro correlato' è stato tradotto in un accordo a livello europeo recepito quattro anni dopo in Italia dalle parti sociali. Viene definito così: ''Condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro''. Molte le cause che possono produrlo: una ripartizione dei compiti non corretta (troppi straordinari richiesti sempre alla stessa persona), una sensazione di frustrazione perché si ritiene non essere adeguatamente utilizzati, la pesantezza dell'orario di lavoro notturno, la frequenza di incidenti (per esempio nelle aziende petrolchimiche o nel settore edile le cadute dall'alto). Vari i sintomi, che cambiamo a seconda del soggetto.

Lo spiega Patrizia Deitinger, psicologa dell'Ispesl (l'istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro, ora confluito nell'Inail): aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, irritabilità, riduzione della salivazione, tensione muscolare, difficoltà a concentrarsi. ''E' un fenomeno allarmante perché sottostimato e in continua crescita'', osserva la psicologa sottolineando come un superlavoro due giorni si può sostenere, ma non si regge se protratto nel tempo. Lo stress lavoro-correlato colpisce il 22% dei lavoratori in Europa. Con un costo di oltre 20 miliardi di euro l'anno. Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50 %e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress. Tra i settori più a rischio, dunque, l'area sanitaria, i trasporti o ancora le professioni a continuo contatto col pubblico. Secondo Deitinger, ci si è sempre preoccupati della tutela dei lavoratori e questo è sì lodevole, ma sono stati sottovalutati i vantaggi per l'azienda in termini di meno assenteismo e di maggiore produttività. ''Perché se un lavoratore si sente bistrattato o non partecipe - osserva - è chiaro che renderà meno". Obiettivo della valutazione è l' eliminazione o perlomeno la riduzione al minimo dei fattori di rischio. Nei giorni scorsi - in base alle previsioni del Testo unico sulla salute e sicurezza del lavoro - è stata diramata la circolare del ministero guidato da Maurizio Sacconi, che recepisce le indicazioni della commissione consultiva istituita presso lo stesso dicastero. Linee guida considerate però insufficienti dalla Deitinger, critica per la mancanza nella valutazione del coinvolgimento dei lavoratori. La valutazione sarà effettuata su gruppi di lavoratori esposti ai rischi dello stress allo stesso modo (per esempio i turnisti oppure i dipendenti di un settore). Non quindi sul singolo il quale potrebbe avere una percezione troppo personale delle condizioni di lavoro. E sarà in due step: una necessaria, quella preliminare, nel corso della quale saranno rilevati indicatori oggettivi e verificabili; l'altra eventuale se la prima riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le correzioni risultino inefficaci. Sarà effettuata, come per tutti gli altri fattori di rischio, dal datore di lavoro avvalendosi del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione con il coinvolgimento del medico competente se nominato e con la consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. L'obbligo per i datori di lavoro scatta quindi dal prossimo anno dopo un lunga incubazione. ''Siamo piuttosto in ritardo - commenta il segretario confederale della Uil, Paolo Carcassi - per questo era importante partire. Poi ci potranno essere elementi di affinamento. Noi - dice ancora il dirigente sindacale - puntavamo ad una fase di coinvolgimento e consultazione dei lavoratori''. Ma le aziende sono pronte? ''Quelle più grandi sì anzi alcune già lo fanno, - risponde - per quelle medio-piccole ci sarà qualche problema''. La Confartigianato già nei giorni scorsi ha diffuso una nota in cui parla di ''ennesima incombenza normativa di provenienza europea a carico delle aziende''. Stress, in questo caso, per i datori di lavoro. Stress da lavoro.

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